Il Consiglio dell’UE ha compiuto un nuovo passo nel percorso di revisione del CBAM: il 12 giugno 2026 ha adottato la propria posizione negoziale, sostenendo un ampliamento del meccanismo e un rafforzamento degli strumenti di contrasto all’elusione.
La novità più rilevante riguarda la possibile estensione del CBAM a una selezione di prodotti downstream, a valle, ad alta intensità di acciaio e alluminio, con applicabilità prevista dal 1° gennaio 2028. L’intervento mira a evitare che le importazioni di prodotti finiti o semilavorati possano aggirare il sistema, oggi applicabile principalmente alle materie prime.
L’estensione del CBAM potrebbe interessare numerosi comparti industriali attraverso l’inclusione di circa 200 codici della Nomenclatura Combinata (NC).
Non tutti i prodotti contenenti acciaio o alluminio sarebbero tuttavia coinvolti: il nuovo perimetro riguarderebbe esclusivamente specifiche voci doganali. Tra i beni potenzialmente interessati figurano componenti metallici, macchinari, apparecchiature elettriche, viti e bulloni, veicoli, motori, pompe, trasformatori, strumenti di misura e numerosi altri prodotti individuati dalle relative classificazioni NC.
In molti casi sarà necessario andare oltre la sola classificazione doganale, verificando composizione del prodotto, distinta base, origine dei materiali e disponibilità di dati affidabili sulle emissioni incorporate.
La proposta rafforza inoltre le misure anti-elusione, attribuendo maggiori poteri di controllo alla Commissione europea e introducendo criteri più rigorosi sulla qualità e sulla tracciabilità delle informazioni fornite dagli importatori.
Ulteriori elementi che dovranno essere valutati riguardano poi la capacità finanziaria del dichiarante, le garanzie finanziarie e il rafforzamento degli obblighi, oltre alla discussa clausola di salvaguardia e ad altri aspetti ancora in fase di definizione.
Il testo è ora all’esame del Parlamento europeo, in attesa probabilmente di un esito ufficiale intorno al 12 settembre 2026.
In attesa della versione definitiva, per le imprese che importano beni industriali da Paesi terzi sarà importante verificare i propri flussi di importazione, controllare le classificazioni doganali e valutare la capacità dei fornitori extra-UE di fornire dati emissivi conformi agli standard europei.
Il CBAM sta evolvendo da obbligo dichiarativo a vero e proprio strumento di gestione del rischio doganale e ambientale.
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