Le nuove politiche commerciali introdotte dagli Stati Uniti durante la seconda amministrazione Trump hanno riportato al centro della scena il tema della guerra commerciale tra USA ed Europa. Dal 2025 Washington ha avviato una serie di misure tariffarie che colpiscono numerosi prodotti europei, con un impatto particolarmente rilevante sul sistema produttivo italiano.

Per l’Italia il tema è strategico: gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei principali mercati extra-UE, con un export che supera i 65-70 miliardi di euro annui. Settori chiave come meccanica, moda, agroalimentare, farmaceutica e automotive risultano oggi tra i più esposti alle nuove tensioni commerciali.

Aggiornamento scenario dazi USA-UE

• Dal 24 febbraio 2026, a seguito della pronuncia della Corte Suprema americana che ha dichiarato illegittimi i cosiddetti dazi reciproci IEEPA, gli Stati Uniti applicano sulla quasi totalità dei prodotti provenienti dall’Unione Europea un dazio fisso del 10%, aggiuntivo rispetto al dazio MFN. La nuova misura trova fondamento giuridico secondo l’amministrazione Trump nella Section 122 del Trade Act del 1974.

• Il 7 maggio 2026, la Court of International Trade ha annullato il dazio del 10%, ritenendo improprio il ricorso alla Section 122. La decisione, tuttavia, produce effetti esclusivamente nei confronti dei due importatori ricorrenti. A differenza della precedente pronuncia della Corte Suprema sui dazi IEEPA, valida erga omnes, eventuali richieste di rimborso potranno essere avanzate solo tramite specifica azione legale presso la Court of International Trade.

• Il 1° maggio 2026, l’amministrazione Trump ha inoltre minacciato l’introduzione di dazi fino al 25% su auto e camion importati dall’UE. La misura colpirebbe principalmente i grandi gruppi automobilistici tedeschi come Mercedes-Benz, Volkswagen e BMW, ma gli effetti potrebbero estendersi in modo significativo anche all’Italia.

Il nostro Paese occupa infatti una posizione strategica nella filiera della componentistica automotive europea, con una quota rilevante dell’export destinata proprio agli stabilimenti tedeschi. Questo scenario potrebbe generare un effetto domino su tutta la catena produttiva italiana.

Particolarmente esposto anche il comparto dell’automotive di lusso, con importanti marchi italiani fortemente presenti sul mercato statunitense.

Secondo le prime stime, un solo anno di dazi aggiuntivi sarebbe già costato circa 8 miliardi di euro alle case automobilistiche europee.

Nel frattempo proseguono i negoziati tra Stati Uniti e Unione Europea, senza che sia stato ancora raggiunto il via libera definitivo all’accordo preliminare siglato in Scozia lo scorso anno. Un nuovo passaggio decisivo potrebbe arrivare il 19 maggio, considerando l’ultimatum fissato da Trump al 4 luglio: in assenza di adesione dell’UE all’accordo che prevede un’aliquota del 15%, Washington potrebbe procedere con ulteriori e più pesanti aumenti tariffari.

Principali strategie adottabili

– diversificazione dei mercati di esportazione , riducendo la dipendenza da mercato statunitense , esportando verso aree ad alto potenziale , paesi o gruppi di paesi con i quali  sono in vigore accordi di libero scambio e comunque  ove la domanda del Made in Italy continua a crescere

– Revisione della supply chain internazionale , valutando eventuali delocalizzazioni parziali o assemblaggio finale in Paesi non soggetti ai medesimi dazi, considerando però poi l’incidenza sul Made in

– Digitalizzazione e commercio diretto

– Rafforzare il posizionamento premium , puntando maggiormente sul valore percepito , investendo sul branding

– Individuare esattamente il codice doganale statunitense , fondamentale per la determinazione del dazio applicabile.

– Individuare l’esatta origine del bene

Il vero tema: trasformare la crisi in vantaggio competitivo

Le imprese che reagiranno più rapidamente non saranno necessariamente le più grandi, ma quelle più flessibili, internazionalizzate e capaci di leggere in anticipo i cambiamenti geopolitici.

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